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Approccio floriterapico ai disturbi ansioso-depressivi. (M. E. Campanini*)

Depressione, ansia e attacchi di panico sono disturbi sempre più diffusi in tutto il mondo occidentale, in continuo aumento negli ultimi anni. Secondo uno studio recente quasi il 34% degli italiani soffre di un disturbo ansioso o depressivo. La medicina convenzionale le considera come malattie a sé stanti e tende a trattarle con terapie farmacologiche, combattendone i sintomi con un ricorso massiccio agli psicofarmaci, senza però tener conto dell’aspetto esistenziale, sociale e affettivo del malato.
Gli ansiolitici e gli antidepressivi, anche se possono “spegnere” momentaneamente il sintomo, non ne curano l’origine, la causa profonda, che se non viene affrontata continuerà ad alimentarsi e a dare segnali sempre più forti e “gridati” del malessere e del disagio.

Secondo una visione olistica e psicosomatica l’ansia e la depressione sono dei messaggi che il nostro corpo ci manda per avvisarci di una sofferenza più profonda, spesso ci vogliono dire che non stiamo vivendo in sintonia con noi stessi, che qualcosa dentro di noi viene soffocato, che stiamo reprimendo le nostre forze vitali, le nostre tendenze naturali, non stiamo facendo quello che amiamo e desideriamo, non stiamo esprimendo la nostra creatività, le nostre potenzialità, il nostro talento.
Questi concetti coincidono perfettamente con i principi espressi più di 70 anni fa da Edward Bach, il medico inglese che ha scoperto ed elaborato la floriterapia.
Bach considerava la malattia non come un nemico da combattere, ma come un alleato che ci segnala che qualcosa non va nel nostro modo di vivere, ci avverte che non stiamo ascoltando la nostra voce interiore; la malattia ci permette di conoscerci meglio e di prendere coscienza dei nostri errori: in questo modo il malessere e la sofferenza possono essere trasformati in un’occasione di rinnovamento e di rigenerazione, di crescita personale.
Anche Jung, del resto, diceva che la malattia non è uno “sbaglio” da estirpare, ma ha un significato simbolico da capire e rielaborare.

Bach ha scritto: “Nel corpo fisico la malattia è il risultato della resistenza della personalità alla guida del proprio Sé … Questo conflitto è la causa profonda della malattia e dell’insoddisfazione … Dobbiamo imparare a sviluppare la nostra individualità secondo le direttive del nostro Io superiore”.
Questi concetti sono attualissimi ancora oggi e costituiscono la base, l’impianto teorico della floriterapia.
I rimedi di Bach hanno una profonda azione energetica e non sintomatologica.
Non veicolano alcuna sostanza chimica (infatti non contengono molecole attive) ma veicolano un’informazione energetica, una sorta di messaggio psicologico; aiutano a sbloccare la nostra forza reattiva, ad attivare le energie necessarie alla guarigione.

È dunque un approccio terapeutico attivo e non passivo: non si cura il sintomo, ma l’atteggiamento disarmonico che ne è la causa.
La floriterapia si dimostra utile ed efficace nel trattamento di molti disturbi ansiosi e depressivi, a cui è particolarmente congeniale perché, come già detto, questi non sono semplici “sintomi” ma spie di un “male di vivere” più profondo e inascoltato.
I fiori corrispondono ad Archetipi, a qualità positive presenti in tutti gli esseri umani (come la fiducia, il coraggio, la sicurezza, l’empatia, la speranza) e grazie alla loro forza vibrazionale agiscono risvegliando queste qualità, stimolando lo stato d’animo positivo; quindi, per esempio, in caso di disturbi ansiosi il rimedio non sopprime la paura e l’ansia, ma aiuta a sviluppare il coraggio; in caso di depressione non sopprime la tristezza e il dolore, ma attiva la forza d’animo e la speranza

Depressione
Nel sistema floriterapico sono diversi i rimedi che si dimostrano utili ed efficaci nel trattamento di stati depressivi. Rispondono positivamente alla floriterapia le depressioni reattive, per esempio depressioni conseguenti a eventi dolorosi o traumatici, lutti (reali o simbolici), perdite affettive, separazioni, abbandoni, ma anche insuccessi, delusioni, depressioni causate da malattie.
Si ottengono spesso buoni risultati in caso di depressione endogena in forma lieve o moderata, mentre risultati minori o scarsi si notano invece in patologie più gravi, di lunga data o di tipo depressivo maggiore, e in persone che assumono psicofarmaci da molto tempo.

Le depressioni reattive generalmente rispondono bene al trattamento con i fiori di Bach.
La prescrizione della miscela è sempre personalizzata secondo lo stato d’animo individuale, però vi sono delle combinazioni di alcuni fiori specifici a cui si ricorre più spesso e che in sinergia si dimostrano particolarmente efficaci.
I due rimedi di elezione sono STAR OF BETHLEHEM e GENTIAN.
Star of Bethlehem, l’antitraumatico del sistema Bach, è fondamentale per aiutare la persona ad attutire la violenza del trauma emotivo, a rielaborare l’angoscia e il dolore conseguenti e a stimolare una maggiore forza di reazione. STAR OF BETHLEHEM si dimostra molto efficace utilizzato in sinergia con GENTIAN, per lo scoraggiamento, la tristezza, la disperazione, il ripiegamento su se stessi, il senso di sconforto: in questo caso GENTIAN rafforza la fiducia, la speranza, la forza interiore, l’apertura verso nuovi investimenti emotivi.
L ’essenza di GORSEva presa in considerazione in caso di malattie croniche, quando c’é rassegnazione, resa alla malattia, assenza di motivazioni; questo fiore aiuta a riattivare la speranza e la voglia di combattere e di guarire, con una ricaduta positiva sul sistema immunitario.

Altri due rimedi usati frequentemente in stati depressivi sono HONEYSUCKLEe WILD ROSE.
HONEYSUCKLE è indicato per il rimpianto ossessivo, la nostalgia, la fuga nel passato, l’idealizzazione eccessiva del passato: il rimedio attiva una maggiore progettualità e capacità di vivere il presente; mentre WILD ROSE agisce sull’apatia, la perdita di interesse per la vita, l’indifferenza verso il mondo esterno. WILD ROSE è un rimedio molto energetico, che aiuta a sbloccare una grande forza di reazione e restituisce vitalità e voglia di vivere. Questi due rimedi, insieme a GORSE, possono essere di grande aiuto alle persone anziane che vivono stati depressivi in cui prevale il senso di rassegnazione, di inutilità, di emarginazione dalla vita e dalla realtà, quando gli anziani sono troppo aggrappati ai ricordi, perdono interesse per quello che li circonda e “si negano” al presente.

In tutti i tipi di depressione, MUSTARDe SWEET CHESTNUT sono rimedi spesso indispensabili. MUSTARD agisce sullo stato di malinconia, con tristezza, angoscia, voglia di piangere; è un rimedio molto utile nelle malinconie cicliche adolescenziali, negli stati depressivi in menopausa, e anche questo negli stati depressivi periodici degli anziani. SWEET CHESTNUT rappresenta la fase più critica della depressione endogena, corrisponde a uno stato acuto, uno stato di sofferenza insopportabile e di disperazione estrema (Bach lo definiva “la buia notte dell’anima”), con abbattimento del tono dell’umore, isolamento dai rapporti con gli altri, spesso disturbi fisici come insonnia, astenia, affaticabilità.
C’è poi un tipo di depressione caratteristica dei mesi invernali – il SAD, Disturbo Affettivo Stagionale – una condizione di disagio psicologico legata alla scarsità di luce solare, alla scarsa esposizione alla luce solare nei mesi invernali, e che trova giovamento in una combinazione di essenze: MUSTARD per la malinconia, il senso di tristezza e inquietudine; SCLERANTHUSper la ciclicità di un evento che si presenta a cadenza stagionale; e un fiore del repertorio californiano, ST. JOHN’S WORT o Iperico, che agisce positivamente su tutti gli stati depressivi da carenza di luce (questo rimedio viene molto utilizzato nei paesi nordici). È interessante notare come MUSTARD e ST. JOHN’S WORT siano fiori di un intenso color giallo, molto luminosi, esprimono una simbologia di solarità e luminosità.

Disturbi ansiosi e panico
I fiori di Bach offrono un aiuto molto valido anche nei disturbi ansiosi, al punto che spesso la loro assunzione consente di attuare – là dove è possibile – una “disassuefazione” da terapie farmacologiche; in persone che assumono ansiolitici, per esempio, si possono inizialmente associare i fiori e poi ridurre gradualmente il dosaggio del farmaco, fino ad eliminarlo. Con un vantaggio innegabile: l’assenza totale di effetti collaterali, di tossicità e di interazioni negative con i farmaci
Rimedi molto utilizzati nei disturbi ansiosi sono ASPENe AGRIMONY. ASPEN agisce sull’ansia generalizzata, senza motivo apparente (quelle che Bach definiva “paure vaghe di origine sconosciuta”), con senso di inquietudine, allarme, agitazione, sonno disturbato, incubi, tremori, tachicardia, mentre AGRIMONY è utile in caso di forte emotività, tensione, irrequietezza, tortura interiore e angoscia mascherati sotto un aspetto apparentemente allegro (AGRIMONY è utilissimo in molti stati ansiosi adolescenziali). Tra l’altro, il tipo AGRIMONY è un ansioso che tende a reprimere, a rimuovere le emozioni conflittuali, a somatizzare i suoi vissuti, le sue emozioni inespresse, e spesso in questo stato l’ansia è accompagnata da disturbi psicosomatici, da tic nervosi, a volte da bruxismo.

Questi rimedi mobilitano una grande forza energetica di risposta, attivano coraggio, calma e lucidità nell’affrontare le situazioni della vita.
RED CHESTNUT è l’essenza floreale a cui ricorrere in caso di ansia anticipatoria, e preoccupazione eccessiva per gli altri, iperprotettività, angoscia da separazione, mentre MIMULUS si conferma il rimedio di elezione per tutti i tipi di fobie e le paure definite “di origine conosciuta”.
Nelle crisi di ansia e panico una combinazione molto utilizzata è quella di ROCK ROSE e CHERRY PLUM. ROCK ROSE offre un aiuto immediato nello stato acuto di panico con tachicardia, senso di soffocamento, sudorazione, tremori, ansia e terrore incontrollabili, mentre CHERRY PLUM agisce sul terrore di perdere il controllo, di morire o di impazzire. Questi rimedi, associati a MIMULUS e ASPEN, possono venire impiegati anche per lunghi periodi e costituiscono una combinazione che aiuta a diminuire l’ansia da evitamento, la “paura della paura”, la tensione, e a prevenire l’insorgenza di nuovi attacchi.
Naturalmente il RESCUE REMEDY – il rimedio d’urgenza o di pronto soccorso del sistema Bach – si rivela efficacissimo nella fase acuta delle crisi d’ansia e negli attacchi di panico. Assunzioni ripetute a breve distanza, anche ogni 5 minuti, aiutano a ridurre il panico, il terrore e i sintomi fisici associati. Nella mia esperienza ho verificato spesso l’efficacia del RESCUE anche in applicazione cutanea: 2 o 3 gocce strofinate sulle tempie, sulla fronte, e specialmente sulla gola e sul plesso solare portano in genere un sollievo quasi immediato (molto utile la doppia somministrazione, orale e cutanea).

Disturbi ansiosi da stress
Sono poi numerosi anche gli stati ansioso/depressivi causati dallo stress, e in questi casi la floriterapia ci offre alcuni rimedi mirati molto efficaci: questo può anzi essere considerato un campo d’azione elettivo della floriterapia.
Tra i rimedi più utilizzati c’è sicuramente ELM, indicato per le situazioni legate al sovraccarico di responsabilità, alla sensazione di essere schiacciati, sopraffatti dagli impegni e dai doveri, all’dea di non riuscire più a far fronte alle normali attività, con stanchezza, astenia, depressione ansiosa, senso di improvvisa incapacità. ELM in questi casi trasmette una grande ricarica energetica, in genere agisce anche piuttosto velocemente sui disturbi ansiosi.
Può essere utile associare HORNBEAMin caso di stanchezza mentale, in particolare da sovraccarico da stimoli, per esempio se c’è uno stato di ansia e tensione nervosa dopo aver lavorato molte ore al computer o a un videoterminale. (Questo rimedio è utile ai bambini o ai ragazzi che passano ore davanti ai videogiochi, alla playstation e possono poi manifestare episodi di forte tensione e ipereccitazione nervosa).

VERVAINe IMPATIENSsono rimedi molto efficaci in molti casi di ansia legata a iperattività. VERVAIN è indicato per le persone frenetiche, esuberanti, che abusano delle proprie forze e non hanno il senso del limite; tendono a un esagerato dispendio energetico e possono anche manifestare crisi d’ansia con tensioni muscolari e insonnia con difficoltà di addormentamento; mentre IMPATIENS agisce sullo squilibrio legato all’iperattivismo, all’incapacità di fermarsi, alla tendenza ad accelerare il proprio ritmo esistenziale (queste persone possono andare incontro a episodi di tachicardia).
A tutti i rimedi indicati si può poi associare WHITE CHESTNUT per i pensieri ossessivi, che molto spesso accompagnano i disturbi ansiosi e depressivi; il rimedio è utile quando c’è tendenza a rimuginare, con pensieri persistenti, circolari, invadenti, un dialogo interno torturante e ininterrotto. WHITE CHESTNUT aiuta a rilassare la mente, migliora la concentrazione e può essere utile anche in caso di cefalea.

Non va dimenticato, naturalmente, che la floriterapia è comunque una cura personalizzata e che i rimedi vanno sempre scelti in base alle problematiche specifiche che emergono dal colloquio.
Quando una persona inizia una cura termale (e quindi decide di prendersi cura di se stessa) può essere molto utile associare anche una terapia con i fiori di Bach per aiutarla a scaricare la tensione, ad alleviare gli stati d’animo negativi e ad attivare una maggiore forza reattiva.

Grazie al trattamento con i fiori di Bach noi non otteniamo soltanto un risultato puramente sintomatologico. Perché il miglioramento o la scomparsa dei sintomi ansiosi o depressivi sono quasi sempre accompagnati da un processo parallelo di riflessione sul proprio “star male”, di presa di coscienza delle problematiche emozionali e di successiva rielaborazione personale. Infatti non c’è vera guarigione se c’è solo un ritorno allo stato precedente delle cose.
A mio giudizio è questo l’aspetto fondamentale nella terapia con i fiori di Bach.
Quando spieghiamo al paziente ansioso o depresso il motivo per cui abbiamo prescritto un determinato rimedio, e spieghiamo il principio energetico che il fiore esprime, noi focalizziamo l’attenzione e la riflessione sul disagio, sullo stato emozionale su cui andiamo a “lavorare”.
In questo modo si riesce a stimolare una presa di coscienza, una maggiore consapevolezza individuale. La persona impara a guardarsi dentro, ad ascoltarsi, inizia a dare un senso e un significato al disagio e alla sofferenza, e questo è il primo passo verso un’assunzione di responsabilità riguardo ai propri problemi, una nuova via di comprensione e di elaborazione, di attivazione delle risorse creative (e dentro di noi ce ne sono tante), di cambiamento e trasformazione.

* Psicologa Floriterapeuta, Milano

Tratto da: http://www.gfmer.ch (articolo del 2008)

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Ansia: la fobia, l’ipocondria, l’attacco di panico e il disturbo ossessivo compulsivo – Uno sguardo dalla clinica floreale

INTRODUZIONE
L’oggetto di questo lavoro è portare un approccio dal punto di vista della clinica floreale, su questi disturbi così frequenti nelle visite quotidiane e che – per lo meno nel nostro paese – occupano un importante spazio in pubblicazioni e note giornalistiche in mezzi radioifonici e televisivi.
Ugualmente, sempre di più, sorgono istituzioni che si specializzano nell’affrontare questi problemi, offrendo differenti punti di vista per il loro trattamento.

Assistiamo ad una “scoperta”, in larga misura reclamizzata mediáticamente, di questi quadri clinici, che sono sempre esistiti, e sono ben conosciuti nella psicopatologia. Tutti questi malesseri  sono compresi nel gruppo dei Disturbi d’Ansia come classificati dal D.S.M – IV, (ndr. quarta versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, in inglese Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – appunto DSM – pubblicato dall’ American Psychiatric Association (APA) nel 1994). (…)

Con la terapia floreale possiamo contare su eccellenti strumenti per il trattamento dei disturbi di ansietà. Tuttavia, pochi pazienti e, ancor meno professionisti della salute mentale, tengono in considerazione queste possibilità. Nonostante ciò, perfino con la terapia floreale, dobbiamo essere cauti ed effettuare una corretta analisi, senza affrettarci.

Faccio questo commento, perché molti pazienti si autodiagnosticano “attacchi di panico“, magari influenzati dalle informazioni che circolano diffuse dai mezzi di comunicazione, invece che con una corretta diagnosi. In altre occasioni capita che siano diagnosticati da medici clinici che li etichettano con un titolo affrettato e quello che è peggio, prescrivono psicofarmaci che queste persone consumano praticamente tutta la vita, anche, in molti casi, quando i sintomi sono già spariti. Il pretesto che questi pazienti utilizzano è che “nel dubbio” continuano ad utilizzare il farmaco, dando vita in questo modo ad una doppia assuefazione: fisica e psicologica.

Ci troviamo anche con pazienti che da molto tempo soffrono di manifestazioni reali di fobia, ipocondria, DOC (disturbo ossessivo compulsivo) o attacco di panico e non hanno avuto una diagnosi corretta, e per questo il loro trattamento è inadeguato o inesistente.
Sebbene ci sono numerose essenze floreali nei diversi sistemi del mondo che permettono di affrontare la paura e l’ansietà in tutte le loro dimensioni, voglio centrarmi su un altro aspetto della personalità di questi pazienti che sembra essere passata inosservata non solo ai terapeuti floreali in generale, bensì anche agli “specialisti del settore” che affrontano questa problematica con terapie convenzionali.

È un aspetto che, per la sua importanza, ci deve fare girare lo sguardo nella direzione in cui deve incentrarsi il trattamento per questo tipo di paziente, dato che la paura, il panico o l’ansietà estrema sono un sintomo che sebbene sia da considerare, normalmente non è altro che una cortina di fumo che occulta il nucleo centrale del problema. Questo tema al quale mi riferisco, può spiegare il perché, pure utilizzando correttamente le essenze floreali per la paura e l’ansietà, il paziente non verifica sempre il miglioramento atteso.
Al principio, quando cominciai a mettere in pratica queste osservazioni (circa dodici anni fa), credevo che questo fattore si presentasse solo in alcuni casi e che non era, pertanto, una regola da generalizzare. Tuttavia, la ripetizione sistematica dello stesso, fece in modo che cambiassi opinione e mi decidessi a illustrarlo, in principio ad alcuni colleghi e, in seguito, scrivendo questo lavoro che oggi pongo alla vostra considerazione.
Come vedremo di seguito, questa analisi che presento, non è qualcosa di difficile da scoprire, ma tuttavia, non ho mai sentito alcun commento su questo aspetto e quando i terapeuti che si dedicano a questi temi spiegano le caratteristiche dei tormenti si limitano a descrivere i sintomi e sensazioni che i pazienti manifestano.

In questo modo, quando qualcuno di questi pazienti legge qualche articolo o guarda un programma televisivo dove si menziona la sua problematica, immediatamente si “identifica” con le parole degli oratori.
Ancora di più, quando gli specialisti parlano delle “cause” sottostanti a queste manifestazioni, hanno l’abitudine di minimizzare la sfera psicologica, preferendo parlare di “alterazioni dei neurotrasmettitori cerebrali…“, fino “all’incidenza genetica”. Tutti questi fattori possono esercitare la loro influenza sulle modificazioni della condotta e – nel caso delle alterazioni chimiche – del funzionamento cerebrale, e questi possono essere “compensati” con un farmaco adeguato. Normalmente si consiglia, parallelamente, un trattamento psicologico individuale o di gruppo, preferibilmente con una terapia cognitiva.

È ovvio che non si può scartare l’incidenza dei fattori genetici e/o alterazioni neurochimiche in nessun tipo di disturbo umano. Ma bisogna anche avere chiaro che l’organismo non può fare niente per sé stesso. In altre parole: al cervello non gli è capitato di cominciare a secernere determinati neurotrasmettitori, o inibire la produzione di altri, per proprio conto e senza motivo alcuno. Questo succede per qualcosa, e quel qualcosa, quel senso (in tutte le malattie), può essere scoperto e compreso conoscendo in profondità la storia dell’individuo. Da lì il valore della messa a fuoco “clinica” e dell’intervista, strumento fondamentale di ogni processo diagnostico.
Ogni persona sia quando soffre che quando è felice, genera cambiamenti chimici (ormonali), rilevabili nell’organismo.
Inoltre, se la maggioranza di questi disturbi si riduce a squilibri nella chimica cerebrale, bisogna domandarsi perché un’innumerevole quantità di pazienti consumano per anni ed anni gli psicofarmaci prescritti senza ottenere alcun miglioramento.

Nel lavoro clinico con questo tipo di pazienti ho trovato sempre e senza eccezione, oltre alla paura, all’ansietà, al tormento mentale e/o a circostanze esterne che hanno potuto scatenare questi sintomi, tratti profondamente accentuati di possessività, carenza affettiva, sentimenti di esclusione e solitudine. In altre parole, una vera “dipendenza affettiva.” Se parliamo nel linguaggio floreale di Bach, (la persona più conosciuta da tutti noi), ciò ci riporta a problematiche strettamente CHICORY– HEATHER- HOLLY.
Questo si può controllare semplicemente, facendo una storia clinica dettagliata, ed inoltre prestando attenzione alle frasi che pronuncia il paziente, dato che sono assolutamente rivelatori della costellazione affettiva dominante.

FONDAMENTI TEORICO-CLINICI

Le carenze affettive in tutte le loro forme di manifestazione, si possono trovare continuamente nelle consultazioni quotidiane. Per questo i pazienti utilizzano una gran varietà di meccanismi che, nella parte più profonda, ci riportano a questo tema. La maggioranza di essi sono ampiamente conosciuti e scoperti a tutti coloro che si dedicano alla terapia floreale o alla psicologia clinica. Citerò alcuni esempi, come l’utilizzo di malattie o sintomi isolati per ottenere attenzione e pena; proiettare la colpa sugli altri per non diventare responsabili dei propri atti e, inoltre, per avere influenza su essi e manipolarli; l’avere bisogno di qualcuno per parlare esclusivamente dei propri “terribili problemi” che sono molto più importanti di quelli del resto delle persone, etc.
Fino a qui, niente di nuovo. Noi terapeuti floreali lavoriamo quotidianamente con questo tipo di paziente. Io normalmente ringrazio gli altri sistemi floreali, successivi a Bach, che ci forniscono altre essenze per lavorare queste situazioni affettive che risultano un compito pesante per i tre fiori direttamente legati a questa problematica dal sistema BachCHICORY- HEATHER- HOLLY, (le essenze dell’amore). Di esse solamente, potrebbe iscriversi un libro intero.
Dopo avere presentato il tema oggetto del presente lavoro, voglio focalizzarmi su vari punti di vista teorici e clinici.

Dice Ricardo Orozco nel suo “Manual para Terapeutas Avanzados”, del sistema Bach, riferendosi a CHICORY:  “… Questo è un esempio, non l’unico, di come un fiore del sistema rompe un schema di gruppo, (Gruppo I di Bach, “della paura”), per specializzarsi in un aspetto tematico dello stesso. In questo caso CHICORY trascende la divisione paura conosciuto/sconosciuto, (MIMULUS ASPEN), per farsi carico di questa paura affettiva. In qualsiasi caso la paura CHICORY è  rivolta verso la solitudine affettiva, il perdere influenze e fedeltà, il finire rimanendo solo….” E più avanti, riferendosi alla diagnosi differenziale tra CHICORY –HEATHER, aggiunge: “… Un aspetto differenziale importante è la mancanza di selettività nella selezione di interlocutori affettivi, che è quello che dimostra la drammaticità dello stato HEATHER quando sta al 100%. CHICORY, ancora può permettersi di scegliere con chi aprire i propri modelli, mentre HEATHER ha perso ogni meccanismo di autocontrollo; ha bisogno di attenzione immediata di checchessia.”

“La paura della solitudine di CHICORY, si trasforma in panico in HEATHER.” “… I CHICORY normalmente soffrono di un numero di malattie superiore alla media. La malattia gioca per essi un importante carta nella richiesta di attenzioni. Può servire anche da manipolazione e nel loro caso, di colpevolizzazione verso altri. In qualche modo facilita l’autocompassione, tanto presente in CHICORY. Naturalmente tutti questi meccanismi sono incoscienti e vengono motivati con il non sapere chiedere affetto in una forma più positiva.”
Più avanti dice: “HEATHER, è il campione degli ipocondriaci.” Conosciuta da tutti, è la tendenza ad esagerare del paziente HEATHER, che, come dice Mechthild Scheffer: “fanno montagne di un granello di sabbia.”
María Luisa Pastorino, fa un commento simile riferendosi al fatto che HEATHER, deve aggiungersi nel trattamento dell’ipocondria, a patto che si osservi che questo è un mezzo del paziente per ottenere compagnia in forma permanente.

Nella mia esperienza, tutti i pazienti ipocondriaci che ho avuto l’opportunità di trattare in quasi quindici anni di lavoro con essenze floreali, presentavano tratti CHICORY-HEATHER, senza eccezione.
E precisamente questo quadro clinico, consistente nella paura di soffrire di qualche malattia (organica), terribile che possa causare la morte, è uno dei temi principali nella “causa” della maggioranza dei sintomi fobici, attacchi di panico e/o disturbi ossessivo compulsivi. Ciò si verifica nel considerare che la maggioranza di questi pazienti si sono sottoposti ad innumerevoli studi clinici, (poiché uno non basta loro perché può essere realizzato male) che dimostrano incontrovertibilmente l’assenza di tali temute malattie.

Qual’ è allora il motivo per cui, nonostante la “buona notizia” che significherebbe per qualunque persona la non esistenza della malattia temuta, questi pazienti reagiscono negativamente?, come se “avessero bisogno” della malattia. Alcuni arrivano perfino ad offendersi ed ad arrabbiarsi, perché non sono compresi, (tratti tipicamente CHICORY-HEATHER), e dicono che, nonostante i risultati negativi degli esami, “hanno qualcosa“.
La maggioranza di questi pazienti sanno che la loro paura non ubbidisce a nessuna causa razionale, tuttavia quando si presenta loro credono che “la fine sia imminente” e che potrebbe sopravvenire la morte, nonostante che un’infinità di volte hanno avuto la stessa sensazione e questo non è mai successo. Generalmente, questi episodi “di morte imminente” durano 30 – 40 secondi, ed in altri casi, minuti.

Quando ero studente di psicologia ricordo un professore di psicoanalisi che normalmente ci diceva:
“… Non esiste in realtà la paura alla morte, questo è una forma mascherata di paura della vita…”
Effettivamente, nella maggioranza di questi quadri clinici può apprezzarsi una mancanza assoluta di protagonismo nelle situazioni più elementari della vita: maturità, indipendenza, responsabilità, (soprattutto in persone giovani), che normalmente affidano questi ruoli a figure significative del loro ambiente che finiscono “per farsene carico” (il compagno, in altri casi i genitori, amicizie vicine e, molte volte, la figura materna).
Quella “paura della vita”, con tutto quello che implica, con le sue sfide, con l’arrischiarsi e il compromettersi, compito del quale nessuno è esente, è la “vera paura” di questi pazienti.

Si sa che il principale meccanismo fobico è l’evitamento. Per mezzo dei meccanismi di difesa della personalità, questi conflitti si proiettano su altri temi che dissimulano la vera paura centrale con cui risulterebbe insopportabile avere a che fare in forma permanente.
Così, muovendosi verso altre tematiche, all’inizio possono essere evitati, con una forma più “comoda”, benché dopo, come si rileva in ogni fobia, il circolo si va chiudendo e la reiterazione dei sintomi si aggrava (ritorno della cosa repressa).
Un aspetto importantissimo in relazione a questi sintomi, lo costituisce il “beneficio secondario della malattia” che viene dato per la “comprensione, affetto ed appoggio”, delle persone  care alle quali va diretta questa richiesta incosciente.

La “sicurezza affettiva” per questi pazienti, rimane costituita da questa “protezione” del loro ambiente intimo che riassicura quella sete di affetto e, contemporaneamente, permette di “confermare” l’appoggio affettivo di coloro su cui si conta.
Tuttavia, i pazienti adulti che manifestano questa necessità, non maturano né crescono emozionalmente grazie a questo tipo di appoggi. E questo perché le loro domande sono realizzate da un luogo immaturo (infantile), della loro personalità, dove sono rimasti bloccati.  Sono “bambini” emozionalmente parlando.

Inoltre, quanto prima, il paziente ritorna “rafforzato” dagli atteggiamenti di iper-protezione delle persone che lo circondano, (ci sono molti aspetti dei tratti CHICORY) ed utilizza questi stessi meccanismi nuovamente per chiedere attenzione ed affetto. Non può esserci un trattamento adeguato, così si entra in un circolo vizioso da cui non c’è via di uscita
Al bambino, può essergli dato “tutto” senza chiedere niente in cambio. Possiamo ricordare che il Dr. Bach riferendosi a questo tema diceva che: “la paternità era un lavoro sacro, ma temporaneo.”
Se osserviamo la condotta di alcuni bambini con manifestazioni fobiche, in una certa misura “normali“, secondo la tappa della vita in cui transitano, potremo osservare come l’abbraccio materno, (essenzialmente), calma la paura notturna, o quello che fa irruzione attraverso un incubo. In altre parole: l’amore è il gran addetto alla cura della paura (e potremmo dire anche di tutte le altre sofferenze). Se il bambino si sente contenuto, protetto e “nutrito” le sue paure svaniscono, crescerà sicuro e fiducioso e, quando sarà adulto, sarà responsabile di sé stesso.

Tuttavia, il tempo di ricevere protezione ed attenzioni, è passato, è già lontano per questo tipo di pazienti che pretendono di rimanere nella posizione infantile, di chiedere e chiedere, senza riuscire a soddisfarsi mai e non diventando responsabili degli atti che esige la vita adulta. E’ risaputo che nonostante le carenze di cui tutti possiamo soffrire, le personalità CHICORY –HEATHER sono “insaziabili.” Cioè, soffrono ancora di insoddisfazione anche ricevendo quell’affetto tanto cercato e ciò è dovuto all’incapacità di “metabolizzare” adeguatamente i sentimenti che si ricevono dagli altri.
Per tale motivo, possiamo cogliere come questo tipo di pazienti, sono arrivati ad un’età adulta che possiamo definire come “incompleta ed immatura” con le loro pesanti carenze affettive, le quali sicuramente davanti ad altre circostanze nuovamente si manifesteranno –in maniera sempre perentoria – e dovranno orchestrare meccanismi indiretti per riassicurarsi l’ottenimento del contenimento affettivo, ricorrendo a condotte regressive.

La paura, nelle sue diverse manifestazioni, è una via straordinaria per fare questo tipo di richieste,soprattutto se altre manifestazioni sintomatiche non risultano oramai tanto efficaci. Nei bambini che ho citato come esempio, è in qualche modo comprensibile l’esecuzione di questi meccanismi, dato che stanno sviluppando la loro personalità ed è fattibile perciò osservare fino ad un certo punto questa condotta.
In molti casi i pazienti CHICORY-HEATHER manifestano un altro tipo di sintomi fisici o psichici che sono reali e risultano loro sufficienti per esercitare il loro dominio e le loro richieste.

Ma nel paziente ipocondriaco, questa speranza di “trovare” una malattia per tali fini svanisce per il risultato delle diagnosi, allora deve ricorrere alla sua fertile immaginazione e alle paure per “cambiare sintomi” o “creare una nuova preoccupazione”, sempre basata sull’auto-accentratura.
Può apprezzarsi con facilità come il paziente ipocondriaco migliora in compagnia delle persone a lui più care o di una compagnia che risulti significativa per lui. Al contrario, se vive solo, o se chi lo è venuto a visitare deve andare via, “casualmente“, può cominciare a sentire qualche tipo di malessere.

(..2^ parte articolo..  QUIla prima parte )

Si può dire che l’ipocondria è un tipo di fobia speciale, dove le paure non si proiettano tanto verso l’esterno come nelle fobie semplici, ma gli “oggetti persecutori“, sono interni, sono legati al proprio corpo e possono muoversi da un organo ad un altro. Si apprezza con facilità, l’incremento del narcisismo che si evidenzia nell’eccesso di auto-accentratura continuando a parlare di tutta la sua problematica (lt HEATHER

In alcuni casi, l’ossessione di soffrire di qualche malattia raggiunge i livelli arcaici del pensiero magico(ASPENCRAB APPLE).

Questo si manifesta per esempio in quei pazienti che non vogliono che sia nominata una determinata malattia (soprattutto il cancro), per paura di soffrirne.

Anche nel caso di malattie infettive – contagiose, le paure magiche sono molto intense. Ricordo un paziente ossessionato dall’idea di soffrire di AIDS che gettò nella spazzatura un paio di pantofole nuove, perché una di esse aveva una macchia rossa che lui presumeva essere sangue e che “avrebbe potuto  fargli contrarre la “malattia.”

Tuttavia, né questo, né altre misure che prendeva continuamente, lo liberavano da questa paura che, come ogni pensiero magico, si autoalimenta.

Ci sono alcuni varianti rispetto ai temi che normalmente sono soliti presentarsi, come per esempio quelle paure che non si proiettano specificamente nell’ambito della salute, né con nessuna situazione che possa esistere nell’ambiente circostante (come subire un furto o una qualche forma di aggressione). Mi riferisco alla: “paura che compaia la paura” o “paura della paura stessa” che normalmente predispone ad un’altra paura: “la paura di diventare pazzo….”

Queste varietà potrebbero affrontarsi con: ASPEN, SAINT JOHN’S WORT, GREY SPIDER FLOWER, DOG ROSE OF THE WILD FORCE E CHERRY PLUM, (per citare qualche esempio).

Molte persone con fobie semplici che non arrivano mai ad avere l’intensità di un attacco di panico, credono soffrire di questo tipo di manifestazione. A volte avere squilibri neurovegetativi come palpitazioni, oppressione al petto, (angoscia), etc., fa “presumere” l’imminenza dell’attacco di panico oppure questi stessi sintomi sono confusi con lo stesso, senza che questo arrivi a prodursi.

È molto conosciuta nella pratica clinica, la necessità di “compagno controfobico“, con la cui presenza il paziente si “anima” nell’affrontare le situazioni quotidiane che, da solo, non realizzerebbe Normalmente persone con fobie lievi “hanno bisogno” di questo tipo di accompagnatori. Si apprezza il fatto che quella compagnia è una forma indiretta di “sostegno” e “appoggio” che in moltissimi casi non compie niente di più che un semplice atto di presenza. Tuttavia è preferibile al vuoto che significa la “solitudine.”
Un paragrafo a parte merita la considerazione delle fobie che sono nate in conseguenza di situazioni di stress postraumatico, come avere vissuto un incidente, o vari tipi di aggressione dove si è stati in pericolo la vita, furti, etc. In questi casi si può o meno manifestare la successiva domanda affettiva nascosta dietro i sintomi. Ciò dipenderà dalla struttura di personalità precedente del paziente.

In caso in cui non ci sia questa condizione, queste fobie o le sequele che lo shock postraumatico ha lasciato possono essere trattate comodamente con essenze floreali e ciò abbrevierà il tempo di recupero, dato che il paziente non si “ancorerà” nella sua problematica, poiché a differenza delle altri varianti descritte in precedenza, il sintomo non è utilizzato come beneficio secondario.

Risulta evidente che nella gran maggioranza dei casi dove si valutano fobie acute, attacchi di panico e DOC,non c’è quasi mai esistenza di situazioni traumatiche precedenti che potrebbero “spiegare” la nascita e la causa dei sintomi.
ESEMPI CLINICI

Tenterò di dare esempi brevi dove la descrizione dei casi evidenzi quello di cui ho parlato in precedenza.
IVANA. 26 ANNI. SPOSATA. 2 FIGLI MASCHI RISPETTIVAMENTE DI 4 E 3 ANNI. SEGNO: SCORPIONE. DATA DELLA PRIMA CONSULTAZIONE, UNICA,: 15-5-03.
Ivana venne in consultazione spinta dalla madre, (insegnante di yoga e legata ai temi naturali). Penso che lo fece “per provare” o “per curiosità” e non per una reale convinzione di risolvere il suo problema. Dico questo perché fece un’unica consultazione, benché nella stessa rimanga assolutamente chiaro il postulato esposto in questo lavoro.

Mi spiega che si trova in trattamento psichiatrico da un anno perché ha “fantasie di morte”, ogni volta che le si sono manifestati semplici sintomi fisici. Il tema delle sue paure è tutto in relazione alla sua salute. Crede di morire. È fortemente ipocondriaca. E’ ovvio che l’esito di tutti gli esami che sono stati realizzati è risultato perfetto. Davanti a qualunque semplice sensazione chiama il suo terapeuta per consultarlo. Benché le sensazioni siano sempre le stesse e, alla fine non succede mai quello temuto (la sua morte). È curata con il Clonax (Clonazepan), e ne prende solo un quarto di pastiglia.

È insegnante di Educazione Fisica ed aveva una palestra che ha smesso di seguire quando sorsero i primi sintomi. Tuttavia il fatto di restare in casa le genera oppressione e disagio. È una persona assolutamente “assorbente” e richiedente, con tendenza alla drammaticità (tale per lei). Molto dipendente da tutti i suoi cari: “mio marito – i miei figli – mia madre – mio padre (sono separati e questa cosa le fa male, benché ambedue facciano individualmente le loro vite e senza problemi),- i miei fratelli.”

Tuttavia il principale soggetto delle sue domande è sempre il marito (professore di Tae-kwondo) a cui recrimina di lavorare troppo e avere troppo poco tempo per lei. A sua volta il marito la rimprovera di aver dovuto incrementare il suo livello di lavoro poiché Ivana ha smesso di lavorare nella palestra.

“Ho sempre discussioni con mio marito.”. La relazione con quest’ultimo non è del tutto soddisfacente. Ugualmente, Ivana è una persona insicura davanti a chi deve primeggiare, (decisioni, cambiamenti, etc), probabilmente questo è una delle cause sottostanti che l’ha spinta a “lasciare” la sua palestra ed i “sintomi” che sono iniziati in quel momento sono stati opportuni a generare il beneficio secondario, benché sia costantemente insoddisfatta e non si senta felice rimanendo nella sua casa.

Ma c’è “un dettaglio in più” che delinea con assoluta chiarezza l’essenza del conflitto. Federico, suo marito, è stato il suo fidanzato dall’adolescenza. A 17 anni, lui gli fu infedele e, pentito, glielo raccontò. Ad Ivana questa situazione non le andò giù per niente, benché proseguisse col fidanzamento e, successivamente si sposarono.

Tempo fa, Ivana ebbe un “riavvicinamento” con un amico della sua adolescenza, col quale aveva vissuto un effimera relazione amorosa in un momento dove il fidanzamento con Federico si era interrotto brevemente. Tuttavia, in quell’epoca, e data la breve durata di questa “tresca”, non ebbe relazioni sessuali con questa persona. Successivamente, ci fu una riconciliazione con Federico, il fidanzamento continuò, e quella relazione si dissolse.

Quando c’è questo ri-incontro Ivana ha la possibilità di “chiudere” la storia incompiuta con quell’amore romanzato e “vendicarsi” dell’infedeltà adolescente di Federico. Si sente molto bene con questa relazione ma questo uomo vuole qualcosa di più: le propone di sposarlo, ma Ivana sebbene non è felice con suo marito, neanche osa lasciarlo e vivere pienamente una nuova relazione… tuttavia nel frattempo continua coi suoi incontri clandestini e coi rimproveri e lamenti verso Federico, potenziati dai i sintomi e delle “sue paure.”

Si vede chiaramente quale è il vero tema del conflitto? La rimedi che le prescrissi in quello momento furono:

CHICORY
HEATHER
WALNUT
VERVAIN
Le prime quattro sono distinti aspetti della sua dipendenza affettiva, paura dell’abbandono, dipendenza, ed insoddisfazione amorosa che costituiscono il nodo centrale del problema. WALNUT può aiutarla a staccarsi dalla simbiosi ed essere realmente “indipendente”, scegliere la strada che vuole seguire nella sua vita, ma con la libertà della propria scelta. Infine VERVAIN, ha a che vedere coi suoi tratti di veemenza ed impulsività male incanalati e con la tendenza ad imporre i propri capricci, (come CHICORY).

Ivana non ritornò a consultarmi. Probabilmente aspettava una “risoluzione magica” delle sue “paure verso la morte”, cosa che gli psicofarmaci prescritti da un anno non avevano sradicato. Tuttavia, “ha bisogno” anche delle sue paure per attrarre ancora di più l’attenzione di suo marito, che non è raggiunta coi rimproveri e le richieste che lei abitualmente gli fa. “Curarsi” significherebbe inoltre non solo sradicare le paure, bensì  – cosa più importante – smettere di lamentarsi, tornare a lavorare, essere responsabile della sua vita, maturare affettivamente e decidere che cosa fare del suo matrimonio e del suo futuro.

GLADYS. 37 ANNI. SPOSATA. 2 FIGLI, UNA BIMBA DI 6 ED UN MASCHIETTO DI 3 ANNI. DATA DELLA PRIMA CONSULTAZIONE: 9-2-01.
Il suo motivo di consultazione: “claustrofobia e panico“, che iniziano quando il marito porta i figli da qualche parte. Si angoscia per “non averli.” Ha anche paura per sua madre che vive in una città a 110km. di distanza. In quell’epoca c’erano inondazioni nella zona dove abitava la madre.
Un’altra paura abituale in Gladys si genera quando deve abbandonare la propria casa o un punto di riferimento, per esempio per spostarsi in un altro posto o, direttamente realizzare un viaggio. È anche paurosa della morte.La parola morte mi precede…”

I suoi sintomi cominciarono a subentrare 10 anni fa, epoca in cui: avevo un lavoro che non mi piaceva e non volevo più lavorare. Un giorno “mi sentii male” sul lavoro. “Credevo di morire“. Tempo dopo ci fu una aggressione nello stesso posto e venne rinchiusa vicino al resto dei suoi compagni, in una stanza. “Mi sentivo soffocare.” Finalmente lasciò il suo lavoro. Ha iniziato un trattamento psichiatrico per questo motivo e gli venne prescritta Aropax (Paroxetina) che le dava effetti collaterali. Attualmente utilizza Rivotril (Clonazepan), ma tuttavia, con questa medicazione le sue paure non sono sparite. Rispetto ad altri precedenti della sua vita, Gladys ha un fratello gemello, ed il suo parto fu traumatico (nacque podalica). È assolutamente sensibile a tutto quello che significhi per lei una sensazione di esclusione affettiva. Manifesta apertamente un vissuto di abbandono. La solitudine, è stato sempre un tema chiave nella sua vita.“Parlo per ore al telefono con le mie amiche”

Da quando ha smesso di lavorare non realizza nessuna attività, ha troppo tempo libero e non si sente attratta da niente. Neanche si occupa della sua casa, dato che ha una persona incaricata per questo.

Afferma di andare “d’accordissimo” con suo marito che è più grande di lei di quindici anni. Ma più avanti si vedrà che questo non è così, al contrario, la relazione è abbastanza tesa.

Valutando i dati ottenuti nella prima intervista, si nota che sebbene c’è una personalità incline alla paura, sensibile a questo tipo di situazioni, ma ci sono state anche alcune situazioni traumatiche (parto podalico), il furto e la successiva reclusione nel suo posto di lavoro che possono servire per argomentare parte delle “cause” dei suoi sintomi fobici.

Possono apprezzarsi inoltre i nitidi sentimenti di esclusione, abbandono e solitudine che la paziente riferisce in seguito.

Un altro dettaglio importante è l’emergere del “beneficio secondario” che le sue paure diedero quando abbandonò il lavoro dove non si trovava bene.

La prima composizione fu:
RESCUE REMEDY- Per controllare i suoi “attacchi” e stabilizzarla.
STAR OF BETHLEHEM – Come un rinforzo per le situazioni traumatiche vissute.
ROCK ROSE – Per controllare il suo panico.
RED CHESTNUT – Perché la maggioranza delle sue paure si riferiscono alle persone care
CHICORY – Per i suoi profondi sentimenti di esclusione ed abbandono.
Seconda consultazione: 8-3-01:

Mi dice che è stata “più o meno….” Durante il mese ha vissuto due o tre situazioni di claustrofobia. Qui emerge l’atteggiamento del marito che non riesce a contenerla per niente quando si trova davanti ai suoi sintomi. Affiora anche in lei un meccanismo di sottomissione alla figura del marito.

Lui per mantenersi svolge un’attività illegale: è capitalista di giochi d’azzardo clandestini (totocalcio). In questa situazione, la ricetta è la seguente:
STAR OF BETHLEHEM – Per continuare a lavorare sulle cose traumatiche, questa volta senza R.Remedy.
ROCK ROSE – Per le paure, (si mantiene).
RED CHESTNUT- Per le sue paure e simbiosi con le persone care.
HEATHER- Per i suoi sentimenti di solitudine, (in sostituzione di CHICORY).
CHERRY PLUM- Per la sua paura della mancanza di controllo davanti all’irruzione del panico.
CENTAURY- Per la sua sottomissione al marito

Terza consultazione: 6-4-01:   

Arriva e commenta: “mese abbastanza buono” E’ andata ad una festa nella città dove vivono i suoi parenti. Era il compleanno di un nipote. Non pensava di andare, per l’angoscia che le viene sempre nel trasferirsi, uscire dal suo “ambiente.” Suo fratello l’ha chiamata per invitarla. “Sono stata contenta che mio fratello mi avesse chiamato .”
Affrontò bene il viaggio, benché ci fossero vari fattori a sfavore: la distanza, il viaggiare di notte e gli atteggiamenti rigidi di suo marito che l’ha portata ma si è poi rifiutato di andare alla casa dei suoi suoceri, perché “non li sopporta.” Per il viaggio di andata prese una minima quantità di Rivotril.
Durante il viaggio si sentì bene. Inoltre, è da notare che ci non sono mai stati problemi di paura nel viaggio di ritorno a casa sua.

Nel giorno del compleanno andò a visitare un’amica, con cui nella chiacchierata che tennero, le raccontò l’episodio traumatico in cui qualcosa l’aveva spaventata, ed aveva dovuto ricorrere allo psicofarmaco.
Si sentì più decisa nella suo relazione limitata di fronte al marito. Davanti ad una risposta inadeguata gli rispose: Devi pensare a come mi dici le cose…
Nel colloquio commenta: “Mi devo convincere che Oscar, sta incominciando ad invecchiare.”
La mattina si alza positiva cominciando le giornate che non anticipa subito con aspettative negative: il suo giorno sarà come sarà, benché mi spieghi che teme di “essere sorpresa” dalla paura.
Mi dice anche: “Ho voglia di occupare il mio tempo.”

La nuova ricetta rimane integrata nel seguente modo:
STAR OF BETHLEHEM – si continua
ROCK ROSE – si continua
RED CHESTNUT – si continua
HEATHER- si continua
CENTAURY- si continua affinché continui a fortificarsi
ASPEN- Per evitare sentimenti di anticipazione

Quarta consultazione: 5-5-01:

Il giorno 20-4-01, si ruppe la boccetta preparata il mese precedente, quindi prese i rimedi floreali solamente per 14 giorni, mantenendosi 15 giorni senza medicazione, fino ad arrivare alla presente consultazione.
Qui i risultati sono molto buoni. “E’ andata bene.” “Non mi sono turbata.” Sono uscita abbastanza. Si destreggia con la sua auto, (necessita sempre che la portino). Ha avuto l’opportunità di effettuare un’altra uscita ed era disposta a farla, ma ha perso l’opportunità a causa di conflitti col marito. Ciò nonostante rispetto all’episodio dice “l’ho presa in maniera diversa“.

Nonostante ciò si nota che ancora non si azzarda a “emanciparsi“, dal marito. Sarebbe potuto andare da sola a quell’invito e non lo ha fatto.
Sta attuando altri cambiamenti come quello di non prendere lo psicofarmaco (Rivotril). Si continua ad alzare con ottimismo, balla e si diverte, (nella sua casa).
Ha diminuito notevolmente la paura per i suoi figli. Commenta che fisicamente si sente bene, solo un po’ di tosse, ma bisogna considerare che consuma venti sigarette al giorno e che fuma molto più stando da sola(questo è un tratto molto comune nei pazienti HEATHER che mangiano o fumano abbondantemente quando sono soli, per tentare di riempire il loro vuoto affettivo).

Si azzarda anche ad affrontare il marito ed arriva a dirmi:  “So che mi dovrei separare.” Riconosce la sua dipendenza:  “Ho tutte le comodità. Mi sento appagata” Nonostante una relazione tesa con suo marito, lui dá a Gladys tutto il denaro di cui lei necessita, e che lei spende compulsivamente.
Attualmente ha previsto di sistemare la sua bocca perché non le piace l’immagine del suo sorriso, i suoi denti, perciò deve ricorrere all’odontoiatra, ma le pesa il fatto che anche questo le genera paura.

Magari fosse questo l’unico punto dove non ha rimproveri né conflitti. Oscar utilizza il denaro con Gladys perché anche lui ha paura di perderla, visto che è una donna molto più giovane di lui. Tuttavia nella parte affettiva, è sempre graffiante col suo vocabolario e, come già ho detto, non riesce mai a contenere le crisi fobiche di sua moglie. Al contrario, normalmente la rimprovera che “non si cura mai di questo….”

La ricetta è la seguente:
ROCK ROSE- si mantiene. Invece ho rimosso STAR OF BETLEHEM.
RED CHESTNUT – Considero ancora necessario manterlo.
CENTAURY- Continua ad essere necessario.
CHICORY– alterno questo fiore nel suo uso con HEATHER, per lavorare sulle carenze.
CHERRY PLUM – Per il tema della spesa compulsiva.
CRAB APPLE – l’includo per l’autoimmagine alterata, il non piacersi per la sua dentatura.

Quinta consultazione: 8-6-01: 

Ha effettuato un nuovo viaggio, ma come di consueto l’ha portata suo marito dalla cui compagnia non può prescindere. Durante il viaggio si è sentita bene.
Ha visitato una zia malata di cancro e, quella notte non è riuscita a dormire bene. E’ tornata anche a preoccuparsi per sua madre. Sta realizzando il trattamento odontoiatrico, ha solo avuto momenti di paura molto brevi.
Quando le chiedo quanto le dura la sua sensazione insopportabile di “panico“, mi risponde che in tutti i casi: “tre o quattro secondi”, e che, generalmente, dopo non si ripetono.
Dice che, sessualmente, è più predisposta con suo marito, dato che normalmente sotto questo punto di vista si tirava indietro davanti ai conflitti abituali.
Rispunta l’attaccamento simbiotico coi figli. Commenta anche che rimpiange le sue amiche (di Buenos Aires), e che dove vive si annoia.

Nuovamente sottolinea la relazione conflittuale con suo marito e riconosce la sua convenienza nel rimanere, benché “non lo sopporto più...” ( di questa cosa inoltre ne ha parlato con un’amica).
In questa opportunità mi dice che utilizza vari “portafortuna” che sono oggetti comuni ai quali attribuisce in realtà quel valore (un libro, il suo walkman, ed un crocifisso), e che normalmente porta quando viaggia.
Cerco di incentivare la possibilità che affronti qualche attività che le dia piacere, per occuparsi di sé stessa, dato che come già detto in precedenza, Gladys non fa assolutamente niente nella sua vita, non effettua neanche le attività domestiche.

Non mi riferisco ad un lavoro perché sono cosciente che non lo farebbe. Tuttavia c’è in Gladys un atteggiamento di apatia e passività che è parte proprio del suo “vuoto.” In questa occasione lo prescrivo:
ASPEN- Per il contenuto “magico” di quelli che chiama i suoi “portafortuna.”
CHERRY PLUM- Perché l’unico “piacere” sembra essere comprare e comprare.
HEATHER- Per le sue carenze affettive.
WHITE CHESTNUT – Per la sua insonnia e preoccupazioni per la madre e la zia.
WILD ROSE- Per tirarla fuori dall’apatia ed apportarle interesse per la vita.
SWEET CHESTNUT – Perché benché stia meglio, teme di cedere proprio nei passi decisivi della “trasformazione.”

Dopo questo quinto colloquio, Gladys non è più venuta, nonostante i frutti e i risultati che aveva ottenuto.
Penso che ci siano due motivi per comprendere questa resistenza.

Il primo di essi ha la base nella diminuzione di quello che lei chiama i suoi “attacchi di panico” che non le risultano ormai tanto utili come “beneficio secondario“. Rispetto a questo punto, ricordo l’espressione da lei detta “mi sento appagata” e “ho tutte le comodità“, in relazione al denaro che le passa suo marito, in contrapposizione ad altre frasi come “so come che mi dovrei separare...” e “… non lo sopporto più.” È evidente che nella lotta tra queste due tendenze, ha vinto la prima, e Gladys ha scelto ovviamente l’opzione più “comoda“, benché questo significhi arenarsi nel suo sviluppo vitale.

Il secondo motivo, circa la sua resistenza, è la sua passività assoluta, e la mancanza di motivazione nella vita.
Nell’ultimo colloquio le indicai l’importanza di fare qualcosa nella sua vita riguardante i suoi interessi, (l’unico interesse sembrava essere spendere il denaro di suo marito). Le suggerii di cercare qualche attività, non necessariamente un lavoro, qualche hobby, studiare qualcosa.

Credo che quest’ultimo suggerimento non le piacque molto (bisognava mettersi all’opera), ed è potuta essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso.  Se i suoi “sintomi” si erano calmati ed ora bisognava girare lo sguardo verso il protagonismo, la maturità e l’indipendenza, questo era troppo per lei e, come per ogni paziente fobico, il meccanismo è l’evitamento.

Oltre ai conflitti con il compagno che Gladys evita di affrontare, dovrebbe per lo meno canalizzare la propria energia creativa, questo potrebbe apportare sfumature differenti ad una vita tanto vuota.
Questo “vuoto” può portare a breve termine, (se non si occupa di sé stessa), ad una forte depressione con associate delle carenze affettive che lei si trascina, dalla sua infanzia e nel suo attuale matrimonio, (benché le voglia dissimulare, le ha riconosciute).

Queste carenze, non sono state trattate quanto basta, dato che cinque mesi non è un tempo utile per considerare compiuto un trattamento di questa indole.
In questi due esempi citati, può apprezzarsi come si realizza e si percepisce nitidamente attraverso la storia clinica, ciò che è stato presupposto nell’ipotesi di lavoro.

liberamente tradotto da Antonella Napoli tratto dal sito www.laredfloreal.com

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I rimedi floreali di Bach nella disassuefazione dalle benzodiazepine (Paolo Montenero* )

Quanto seguirà rappresenta la sintesi metodologica di un esperienza, tuttora in corso, sulle possibilità offerte dalla floriterapia del dott. Bach nella disassuefazione dall’uso abituale dei tranquillanti minori più impiegati, cioè dalle benzodiazepine. Esporremo i presupposti e le linee guida di questo approccio. Diciamo subito che i risultati sono incoraggianti e tali da farci proseguire su questa strada.

Sappiamo da dove deriva l’uso crescente di ansiolitici ed ipnotici, usati talora anche come antidepressivi. Dice Umberto Galimberti: “Abbiamo sviluppato un tempo con una freccia che tende all’infinito e questo mette ansia. All’impianto dell’angoscia contribuisce la perdita di controllo sull’esistente ed il fatto che la Natura entri nel gioco delle mutazioni. lo stesso non sono più “ciò che sta”. La parola “soggetto” vuol dire “ciò che sta sotto” ben fermo. Adesso anche il soggetto si trova in uno stato di precarietà e sorge l’angoscia”.
Sappiamo anche che l’uso dei farmaci, nei paesi occidentali, origina non solo dall’esigenza di attenuare, nel più breve tempo possibile e tout court, una sofferenza, un disagio, ma anche dalla sempre più diffusa indisponibilità a tollerare momenti di instabilità e di incertezza, vale a dire momenti di crisi, situazionale o esistenziale, che, se accolti come “occasioni”, più che contrastati come sintomi, potrebbero rappresentare un punto di partenza verso un cambiamento ed un superamento del malessere.

Il fatto è che lo stato d’ansia o l’insonnia invece di essere utilizzati come segnali di una più generale disarmonia, che andrebbe riconosciuta e modificata, vengono individuati come i responsabili della sofferenza e, come tali, da sopprimere, magari sviluppando dipendenza da quegli strumenti farmacologici che consentono una tale soppressione. 

Bach sostiene che “tutta la vera conoscenza viene solo dall’interno di noi stessi, in silenziosa comunicazione con la nostra anima”. Queste sono sue parole e indicano un possibile percorso. Viceversa una personalità dipendente dal farmaco, finchè è dipendente, difficilmente riuscirà ad avviare una simile trasformazione.

Che cosa significa tuttavia dipendenza? La dipendenza è solo caratteristica della specie umana?

Scrive Isabella Lattes su La Stampa del 14 ottobre 1998.
” Per garantirsi una disinfestazione gratuita e perfettamente ecocompatibile dell’orto, dell’aia, del giardino qualche furbo contadino cerca di attirare in casa un riccio, gran predatore di topi, scarafaggi e simili, facendogli assaggiare un po’ di vino.
Ma il riccio non è l’unico animale che abbia un debole per l’alcool.
Gli fanno compagnia ben ventotto specie di mammiferi, tra i quali i procioni lavatori, le capre, le pecore, le mucche, i maiali, le renne e gli elefanti. E non basta. I babbuini hanno invece un debole per il te’, il caffè , i liquori in genere. Le renne e i conigli mangiano con la massima disinvoltura i funghi velenosi senza risentire alcun danno. Molti animali selvatici sono addirittura tossicomani. Le droghe le trovano già belle e pronte in natura: I’hashish nelle infiorescenze della canapa Indiana, la cocaina nelle foglie della coca, l’oppio nel frutti del papavero sonnifero, allucinogeni vari in altre piante.
Così si drogano, si ubriacano, si intossicano.
Secondo la tesi dello psicologo Ronald K. Siegel dell’Università di California, gli animali si ubriacherebbero o si drogherebbero intenzionalmente, per lenire le sofferenze e lo stress della vita quotidiana, proprio come fanno gli umani affetti da etilismo, tossicodipendenti o farmacodipendenti.”

In generale rispetto all’atteggiamento di dipendenza, possiamo riconoscere alcuni aspetti di fondo.
Dipendere deriva dal lat. DEPENDERE, essere appeso, attaccato.
Nell’essere umano la prima situazione di dipendenza sperimentata è quella dell’epoca infantile in cui l’assolvimento dei propri bisogni di sopravvivenza e di calore affettivo non può che avvenire dall’esterno. Il passaggio dalla dipendenza all’autonomia avviene attraverso una sempre maggiore differenziazione e individuazione.

Tratti di dipendenza possono sopravvivere marginalmente nell’adulto e, in alcuni casi, divenire uno degli elementi strutturanti la personalità . La personalità dipendente infatti si caratterizza per un costante bisogno di approvazione esterna, richiesta di aiuto e paura della separazione. Tali persone non hanno fiducia nelle proprie capacità , evitano di prendere delle iniziative e tendono a delegare la responsabilità delle scelte e se ne sono costretti necessitano di rassicurazione continua. Pur di mantenere un legame di accudimento e supporto possono adottare un atteggiamento sottomesso evitando di incorrere in contrasti che potrebbero causare loro disapprovazione o allontanare gli altri da sé . Le critiche vengono interpretate come disapprovazione e ulteriore conferma della propria incapacità . Stabiliscono relazioni affettive intense cercando di mantenerle anche a spese di enormi sacrifici e quando incorrono in separazioni hanno reazioni catastrofiche a causa dell’esagerato timore di prendersi cura di sé . Se interrompono una relazione hanno bisogno di stringerne al più presto una nuova altrettanto intensa poiché la loro fantasia è quella di non poter funzionare in assenza di una forte legame che dia soccorso e accudimento.

Pessimismo, dubbi, ansia di fronte alle decisioni, difficoltà a tollerare ed elaborate le separazioni sono i correlati comportamentali del disturbo dipendente di personalità .
La modalità relazionale sopra descritta quale il costante rivolgersi ad altri per essere aiutato, guidato e sostenuto può essere stabilito con il farmaco che provvidenzialmente giunge in soccorso per un disturbante fardello sintomatico. Il farmaco infatti acquisisce, nell’economia psichica, il significato di un oggetto buono capace di fornire supporto esterno ad un sé inidoneo a soccorrersi. Inoltre il farmaco rimanendo un agente esterno garantisce uno status quo interno evitando quei sommovimenti che l’elaborazione psichica dei conflitti comporterebbe e portando ad un armistizio o perlomeno ad una tollerabile convivenza con i sintomi.

Qualunque percorso verso la disassuefazione pertanto deve tener conto delle intime collusioni che la persona ha stabilito con il farmaco. E un tale percorso prende origine dalle motivazioni che hanno condotto alla decisione della sospensione e dalla chiarezza che a tale decisione, spesso indotta dall’esterno, corrisponda una reale adesione. Se all’inizio dell’assunzione il farmaco era stato investito di magiche attese risolutive, in questa fase si attivano anticipazioni catastrofiche circa il riemergere dei sintomi e l’incapacit à a fronteggiarli con le proprie uniche forze. Ne deriva un costante stato d’allerta, uno scrutare i segni della “caduta “, un’attesa che finisce essa stessa per rafforzare l’ansia e il bisogno del farmaco che la allievi.Questo stato di cose fa sperimentare regressivamente al paziente il momento precedente all’assunzione del farmaco in cui si trovava in balia del sintomo e non potendo ricorrere ad esso sposterà l’attenzione sul terapeuta. Non è difficile incorrere in pazienti che telefonano alle ore più impensate perché in preda al panico e alla ricerca di rassicurazioni, che sciorinano in pochi minuti costellazioni sintomatiche nuove e già conosciute.

Appare indispensabile nel corso della disassuefazione portare l’attenzione del paziente sulla dipendenza e la minaccia che l’autonomia e le separazioni comportano al corso della propria esistenza.
Tutto ciò si riflette sullo stato d’animo del paziente che guida la scelta dei rimedi floriterapici. 

Le benzodiazepine vengono assorbite immodificate dal tratto gastrointestinale.

L’assorbimento, livelli di picco, e inizio d’azione sono più rapidi per diazepam, lorazepam, alprazolam, triazolam ed estazolam.
Picco plasmatico tra 1 e 3 ore.
Le benzodiazepine differiscono per l’emivita, per la latenza di inizio degli effetti ansiolitici e per la potenza.

Per quale motivo è stata prescritta una benzodiazepina?
Le benzodiazepine possono impiegarsi come:
– sedativi (riducono l’eccitazione, inattività diurna, calmano)
– ansiolitici (riducono l’ansia patologica)
– ipnotici (favoriscono l’inizio e il mantenimento del sonno)
– miorilassanti
Si impiegano inoltre per:
– crisi di panico
– crisi convulsive
Secondo alcuni autori le benzodiazepine agiscono come sedativi a basse dosi , come ansiolitici a dosi moderate e come ipnotici ad alte dosi . La specificità d’azione, e quindi degli effetti, dipende da specifici recettori. Le benzodiazepine si legano a siti specifici sui recettori dell’acido gamma-aminobutirrico e competono con il DBI (diazepam bending inhibitor): aumentano pertanto l’affinità del recettore del GABA per il GABA. L’uso di questi farmaci induce fenomeni di tollereranza, dipendenza, astinenza

Tolleranza: aumento delle dosi per mantenere la remissione clinica dei sintomi.

Dipendenza: interessa circa il 15% di coloro che assumono il farmaco da uno, due mesi ed il 50% di coloro che lo assumono da sei mesi (Salzman 1990); la percentuale sale al 90% per i trattamenti molto prolungati (particolare difficoltà nella riduzione dell’alprazolam) con le benzodiazepine a breve durata d’azione, si può verificare aumento dell’ansia il giorno successivo all’assunzione del farmaco.

Astinenza: più elevata è la dose, più breve è l’emivita, più gravi sono i sintomi di astinenza.
Sintomi da astinenza di comune osservazione (sindrome da astinenza da benzodiazepine) ansia, irritabilità, insonnia, affaticamento, cefalea, crampi, tremore, sudorazione, vertigini, difficoltà di concentrazione, nausea, depressione, depersonalizzazione, aumento percezioni sensoriali (odorato, vista, gusto, tatto), percezione anormale o sensazione di movimento. (PP Roy-Byrne, D. Hommer)

I pazienti trattati con la floriterapia seguivano una terapia con benzodiazepine per vari motivi (DSM IV). I pazienti presentavano:

1) Disturbo d’ansia generalizzato (DAG) preoccupazione eccessiva per problemi per i quali non vi è una realistica ragione di preoccupazione; apprensione come prima risposta agii eventi della giornata da ciò deriva:
– incapacità a rilassarsi e riposare
– affaticabilità
– difficoltà a concentrarsi
– irritabilità
– tensione muscolare
– insonnia solitamente l’esordio di un DAG avviene prima dei venti anni di età

2) Somatizzazioni
personalità narcisistiche con intensa reazione aggressive anche per minime frustrazioni; difficoltà nei contatti sociali e nel lavoro.
Sintomi fisici cardiovascolari: palpitazioni, tachicardia sinusale, extrasistolia atriale, costrizione toracica, senso di soffocamento, possibile ipertensione arteriosa da iperattivazione simpatica cronica. Sintomi gastroenterici: dispepsia funzionale, colon irritabile, ulcera peptica, m. di Crohn, colite ulcerosa.
Sintomi respiratori: sospiri, asma bronchiale, allergia.
Sintomi genito-urinari.
Stato depressivo mascherato.
Le somatizzazioni rappresentano modalità comunicative con bisogni di attenzione e di dipendenza e conseguente frustrazione e aggressività in caso di rifiuto.

3) Fobie 
Animali, es. cani, gatti.
Situazioni, es. spazi chiusi, aperti.
Società, es. interazioni sociali e situazioni in cui si è protagonisti.

4) Attacchi di panico
Rapida insorgenza di disagio, paura accompagnati da tachicardia, palpitazioni, vertigini, sudorazione, tremori, respiro affannoso, difficoltà di deglutizione, paura di mori re, oppressione toracica, paura di impazzire, nausea, paura di perdere il controllo, paura di nuovi episodi, ansia anticipatoria.
Impulso a fuggire.
La relazione tra l’attacco di panico e la situazione scatenante di solito rappresenta una risposta appresa, ad es. senso di soffocamento.

La richiesta di ridurre/eliminare la dipendenza dal farmaco era derivata da decisioni autonome dei pazienti accompagnate o meno da sollecitazioni di congiunti. I pazienti inoltre avevano manifestato l’intenzione generica di rivolgersi a medicine non convenzionali o naturali, ma non erano esplicitamente orientati alla floriterapia. Il metodo di Bach è stato pertanto proposto e spiegato dal medico. La progressiva constatazione da parte dei pazienti di trovarsi in un setting terapeutico ove veniva dato spazio più alla persona che ai sintomi di cui era portatrice, ha rappresentato una condizione essenziale per le variazioni degli stati di coscienza, sollecitate dall’energia dei rimedi floreali. Abbiamo seguito le seguenti linee guida, che vengono sinteticamente esposte.

LINEE GUIDA: 
Riduzione graduale del farmaco:
– benzodiazepine a breve durata d’azione possono essere sospese in alcuni giorni
– benzodiazepine a durata intermedia in alcune settimane
– benzodiazepine a lunga durata d’azione in oltre tre settimane.
Spiegare che le benzodiazepine prescritte in passato agiscono sui sintomi dovuti all’ansia, non sulle cause dell’ansia, mentre la floriterapia agisce sugli stati d’animo cause ed effetti dell’ansia.
Spiegare che nel metodo di Bach è importante individuare quegli stati d’animo che coesistono con i sintomi per i quali erano state prescritte benzodiazepine.
Per rompere la dipendenza, favorire l’attenzione circa la non fissità e la dinamica degli stati d’animo.
Focalizzare sulla situazione attuale e favorire condizioni in cui possano emergere pensieri, emozioni, paure etc., che il paziente lega alla graduale sospensione delle benzodiazepine: in questa fase il paziente va “condotto per mano”.
Sostegno del paziente con valorizzazione dei risultati anche con constatazioni che la riduzione progressiva del farmaco e la contemporanea assunzione dei rimedi di Bach non ha comportato nessun effetto disastroso né incontrollabile, né ricadute.

I tempi di disassuefazione sono individuali e flessibili.
Non considerare come “passo indietro” , compromettente l’esito del trattamento, l’eventuale rallentamento nello scalare le dosi o il ripristino della maggior dose precedente, ove necessario.
Disincentivare comportamenti di rassegnazione. 

La floriterapia agisce sugli stati d’animo causa ed effetto dell’ansia. La scelta del fiori è effettuata sugli specifici stati d’animo che emergono nella relazione terapeutica. 
– apprensione ” costituzionale “: ASPEN;
– riluttanza a riconoscere connessioni tra disturbi lamentati (es. insonnia, tensioni, somatizzazioni etc.) e preoccupazioni di fondo ed apprensioni: AGRIMONY;
 preoccupazione circa il proprio stato di salute: MIMULUS, ASPEN;
 richiesta di attenzione, se frustrati ed aggressivi: CHICORY;
“benzodiazepina d’urgenza”: RESCUE REMEDY;
 paura di “non farcela” : LARCH;

Rimedi di fondo per lo stato di dipendenza: 

 per superare le abitudini: WALNUT;
 per mascherare l’inquietudine interne dimostrandosi apparentemente euforico: AGRIMONY;
 per l’allontanamento dalla realtà : CLEMATIS;
 per tonificare il corpo e l’anima: OLIVE;
 Per aumentare l’energia: HORNBEAM;

Nel Disturbo d’Ansia Generalizzata: 

 se presente insonnia: AGRIMONY;
 se incapacità a rilassarsi: IMPATIENS;
 se fatica per tortura mentale: WHITE CHESTNUT ;
 se fatica per grande dispendio energetico: OLIVE;
 se la fatica diventa scoraggiamento: ELM;
 se la tensione muscolare favorisce posture scorrette in ” chiusura ” con ipercifosi, spalle anteposte: OAK;

Nelle somatizzazioni: 

 interessamento del Sistema Cardiovascolare: BEECH;
 ipertensione: VINE ;
 sintomi mioarticolari: IMPATIENS, VERVAIN, WATER VIOLET;

Nelle fobie: MIMULUS, ASPEN;

Nel panico
: ROCK ROSE, CHERRY PLUM;
 per rompere la relazione strutturata fra l’attacco di panico e la situazione scatenante: CHESTNUT BUD;
 quando si è molto raccolti in se stessi: HEATHER;
 per i comportamenti rassegnati quali cedimento ad una ” malattia ” cronica: WILD ROSE;

È stata posta particolare attenzione agli stati d’animo che si sono instaurati durante la riduzione graduate delle benzodiazepine: la prescrizione del rimedi floreali rimane individuale e personalizzata come un abito su misura.
Si sono manifestati: incertezza, dubbio, instabilità decisionale.
Dice Bach: ” L’instabilità farà posto alla determinazione se ci si abitua a prendere delle risoluzioni ed a passare all’azione senza indietreggiare dalle decisioni prese ” ; si tratta spesso di una incertezza derivata dalla sfiducia, non dall’idea che ispira la decisione di disassuefarsi. Si teme la propria debolezza (LARCH) in una fase di possibili cambiamenti (WALNUT); di fronte a qualche fallimento che peraltro si teme, si determina demoralizzazione e perdita di fiducia ( GENTIAN).

Prima di concludere, una considerazione.
L’ansia non dovrebbe essere soppressa in maniera indiscriminata. Essa è evidentemente sorta come una difesa per riuscire ad evitare situazioni pericolose in natura. Uno studio condotto presso l’Università di Louisville nel 1992, e riportato recentemente su Le Scienze, ha permesso di valutare gli effetti benefici della paura nei guppy, pesciolini di piccole dimensioni. Questi pesci sono stati raggruppati in tre diverse categorie timidi, normali e coraggiosi, in funzione della loro reazione davanti ad un pesce persico. I timidi si nascondevano, i normali fuggivano e i coraggiosi cercavano di non farsi intimidire. Ogni gruppo di pesci veniva poi lasciato in una vasca insieme ad un pesce persico. Dopo 60 ore il 40% dei guppy timidi era sopravvissuto, il 15% di quelli normali e nessuno dei pesciolini coraggiosi.

In conclusione, come scrive E. Bach: “È lo stato emotivo del malato che ci guiderà nella scelta del o dei rimedi necessari. Le erbe guaritrici sono quelle che sono state dotate del potere di aiutarci a conservare la nostra personalità . La cura di domani porterà essenzialmente quattro qualità al paziente. Per prima la pace, per seconda la speranza, per terza la gioia e per quarta la fiducia. Forse la più grande lezione di vita è apprendere che cos ’è la libertà . Libertà dalle circostanze, dall’ambiente, da altre personalità , e soprattutto da noi stessi: perché fino a che noi non siamo liberi, non saremo pienamente capaci di donare e di servire il nostro fratello uomo. Ci sono due cose essenziali che il guaritore deve sempre tenere a mente quando sta per aiutare un paziente: la prima è incoraggiare la sua individualità e la seconda è insegnargli a guardare al futuro ” .

BIBLIOGRAFIA:
– American Psychiatric Association: Diagnostic end statistical manual – IV – Washington 1994
– Salzman C. APA Task Force on Benzodiazepine Dependency Benzodiazepine Dependence: Toxicity and Abuse Washington APA 1990
– Bach E. ” Libera te stesso ” Macro edizioni 1992
– Bach E. ” Essere se stessi ” Macro edizioni 1995
– Bach E. ” Guarire con i fiori ” Ipsa editore
– Roy-Byrne PP, Hommer D. ” Benzodiazepine withdrawal: Overwiew and inplications for the treatment of anxiety. Am J Med 84:1041, 1988

*P. Montenero – Medico Chirurgo specialista in neurologia, Floriterapeuta, Aiuto ospedale S. Giovanni Battista Roma – Vice Presidente Associazione Medica Italiana di Floriterapia di Bach.
ATTI DEL I CONGRESSO NAZIONALE A.M.I.F. N° 1 – Giugno 1999

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Insicurezza e Autostima

Insicurezza e autostima

ANSIA ED AUTOSTIMA

L’autostima è la valutazione che una persona dà di se stessa. Tale valutazione varia tra due estremi: quello positivo e quello negativo. Chi ha bassa autostima, per esempio, mostra scarsa fiducia nella propria persona e nelle proprie capacità; si sente spesso insicuro, non è in grado di contare su se stesso e manifesta diverse paure legate soprattutto alla propria percezione di inadeguatezza e incapacità. Per fare un esempio, se una persona con bassa autostima si trova dover prendere una decisione importante, proverà un senso di incertezza molto forte e la sensazione che qualunque scelta farà si dimostrerà sbagliata; al contrario, una persona con una solida autostima sceglierà senza troppe preoccupazioni e indecisioni la via ritenuta migliore.

È importante specificare che l’autostima è un fattore dinamico, che evolve nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita. Non si nasce con la giusta autostima, essa va piuttosto coltivata, curata, alimentata durante il corso dell’esistenza. Se una bassa autostima si dimostra un fattore di ostacolo nella vita di una persona, allo stesso modo un’autostima eccessiva può avere effetti deleteri. Ad un estremo ci sono infatti coloro la cui autostima è bassa, all’altro estremo coloro che godono (soffrono) di eccessiva autostima, finendo spesso col sentirsi sempre sicuri di stessi e ritenendo di fare sempre la cosa giusta, anche quando le cose non stanno così. Queste ultime persone corrono il rischio di non “accorgersi” dei propri errori, dal momento che la loro sicurezza personale è così elevata da renderli incapaci di vedere alternative di comportamento diverse da quelle prese in considerazione. Si parla in questo caso di autostima ipertrofica, ovvero ipersviluppata. Chi la possiede, come già accennato, si mostra particolarmente sicuro di sé, spesso orgoglioso, ma anche presuntuoso e testardo. Incapace di guardarsi indietro, di analizzare il proprio passato insieme agli errori commessi per trane insegnamento.

Come frequentemente accade la virtù sta nel mezzo; nel caso dell’autostima questa affermazione è sicuramente appropriata. Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a se stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. Significa anche essere in grado di ammettere che c’è qualcosa che non va quando le circostanze lo richiedono. Una persona con una sana autostima non è infatti perfetta, ma al contrario di chi non si rispetta abbastanza sa come valorizzare le proprie abilità e capacità e come tenere sotto controllo i difetti e le parti del proprio carattere meno amate. La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri, è caratterizzata da una profonda conoscenza di se stessi, aiuta a mantenere i punti di forza ed a migliorare quelli di debolezza, promuove obiettivi stimolanti ma non eccessivi, spinge la persona al confronto con se stessa e con gli altri.

In questo approfondimento prenderemo però in esame coloro che soffrono di bassa autostima, in quanto, come facilmente intuibile dal titolo dell’articolo, sono i più vulnerabili ai problemi d’ansia. La bassa autostima nasce generalmente da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito. Il sé ideale è rappresentato da ciò che si vorrebbe essere, dalle qualità che si desidererebbe possedere, dal carattere e dalle capacità che si vorrebbero come parte costituente della propria persona. Il sé percepito è dato invece dall’insieme delle percezioni e delle conoscenze che possediamo su noi stessi. Si tratta in sostanza di come ci vediamo, di come crediamo di essere. A chi non è mai capitato di pensare “Vorrei tanto possedere quella capacità” oppure “Vorrei essere così ma non ne sono capace”? Tutto ciò e perfettamente normale, entro certi limiti. La soglia viene valicata nel momento in cui la persona si rassegna al fatto che non sarà mai come vorrebbe essere. Così facendo la sua paura si concretizza, diviene un dato di fatto.

Smettendo di lavorare e lottare per migliorarsi continuamente si finisce per peggiorare, o semplicemente per rimanere ciò che si è per tutta la vita. A questo punto dovrebbe essere già visibile il legame tra bassa autostima e disturbi d’ansia; pensiamo per esempio alle fobie: chi ne soffre non è in grado di affrontare le sue paure, le quali finiscono per limitarne la vita ed il suo normale corso. Il fobico, ma anche il depresso, non possiedono sufficiente stima e fiducia in se stessi per poter reagire ai propri problemi; si sentono vittime indifese e incapaci di reagire, come se il loro nemico fosse inattaccabile e invincibile. La loro tendenza a svalutarsi è troppo accentuata per permettere una reazione. Tuttavia le cose non stanno realmente così, la causa risiede infatti in una percezione distorta e irrealistica di se stessi e, di conseguenza, del problema che li affligge. Anche nel disturbo di panico accade la stessa cosa, la persona prova la sensazione di essere totalmente in balia degli eventi, priva di qualsiasi tipo di controllo su di essi. Date queste premesse possiamo parlare di ansia e scarsa autostima come due aspetti dello stesso problema; così facendo, lavorando sul miglioramento della fiducia in se stessi si otterranno miglioramenti anche sull’altro versante.

Migliorare l’autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente e sforzarsi di pensare che lo si fa per se stessi e che un giorno, dopo un allenamento adeguato, non si proveranno più quelle spiacevoli sensazioni di inadeguatezza e finalmente sarà possibile prendere decisioni in modo autonomo, portarle avanti senza ripensamenti né il timore di aver commesso un tragico errore.

La prima cosa da fare per iniziare un percorso di miglioramento dell’autostima consiste nel lavorare sulle proprie percezioni; si tratta di imparare a conoscersi meglio, analizzando il proprio mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi. Nel farlo si deve essere obiettivi, e può essere utile farsi aiutare da una persona fidata, in grado quindi di vedere determinati aspetti del nostro carattere che possono sfuggirci. Per esempio si può avere la sensazione di non essere assolutamente in grado di fare una determinata cosa, ma allora perché non accantonarla momentaneamente e concentrarsi su qualcos’altro, anche piccolo, che si è capaci di fare? Tutti noi sappiamo fare qualcosa e il bello sta anche nella diversità, ossia nel fatto che non tutti sappiamo fare le stesse, c’è chi è bravo in un’attività, chi in un’altra. Ammetterlo è un inizio. Questo primo passo riguarda il sé percepito, il quale deve nel tempo divenire il più possibile realistico e obiettivo (sé reale).

Il secondo passo riguarda il sé ideale. Si tratta ora di rivedere i propri ideali, le proprie ambizioni, le proprie aspirazioni. Non è giusto nei confronti di noi stessi porci obiettivi e traguardi troppo lontani o difficili da raggiungere. Essi vanno calibrati in funzione delle proprie caratteristiche e capacità reali, evitando soprattutto di imporsi le cose, come fossero un obbligo al quale non ci si può sottrarre. Il modo migliore per ottenere questa abilità consiste nel prendere atto dei propri limiti e accantonarli momentaneamente.
Al momento essi non ci servono, in quanto il nostro percorso di crescita dovrà basarsi innanzitutto sugli aspetti positivi del nostro carattere, in modo da svilupparli e concretizzarli, e in seguito anche su quelli percepiti come negativi. È inutile e dannoso volere a tutti i costi qualcosa che al momento non siamo in grado di avere. Molto meglio prendere una nostra qualità positiva, seppur piccola, e cercare di sfruttarla al massimo, pensando a tutte le cose che potremmo ottenere sviluppandola a fondo. Un’altra tendenza di chi ha bassa autostima consiste nel porsi di proposito traguardi irraggiungibili, per potersi successivamente crogiolare nella consapevolezza che non c’è nulla da fare per raggiungerli. Questo va evitato, in quanto risulta essere inutile e deleterio.

Ognuno di noi ha la capacità di raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, a patto che siano realistici e scaturiscano dalla consapevolezza delle proprie potenzialità, non da desideri altrui o scelte ideali; inizialmente si potrà avere a che fare con obiettivi piccoli, in seguito si realizzeranno anche quelli più complessi e a prima vista difficilmente raggiungibili. L’autostima crescerà con l’aumentare degli obiettivi raggiunti e piano piano sembrerà più facile proseguire in questo percorso di costruzione di una sana autostima.

Restare immobili a pensare di non farcela non aiuta a realizzare una conoscenza di sé adeguata per la nascita di una buona autostima, così come credere che i propri obiettivi siano troppo lontani. Il cammino è lungo, ma il risultato ripagherà tutta la fatica.

articolo tratto da http://www.nienteansia.it

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E’ Primavera: Cynara

E’ Primavera: Cynara
OROVITA CYNARA
Carciofo

EPATO PROTETTORE
FAMIGLIA : Compositae Cynaraceae
COMPOSIZIONE: Acqua 90%, Carciofo (Cynara scolimus L.) foglie 10%
COMPONENTI PRINCIPALI: flavonoidi, composti polifenolici, cinarina, cinarosidi, inulina,
zuccheri ed enzimi
OLIGOELEMENTI: Zn 3,5 mg/L Ni 0,02 mg/L Fe 8 mg/L S
PROPRIETA’: eccitante della secrezione biliare, combatte l’eccesso di colesterolo, aperitivo,
leggermente lassativo, tonico, ringiovanente tissulare, previene l’invecchiamento precoce,
coleretico, colagogo.
INDICAZIONI: insufficienza epatica, cirrosi epatica, calcoli biliari, ittero, ipercolesterolemia,
ipertrigliceridemia, dislipidemie, disfunzione della cistifellea, gotta, arteriosclerosi, iperazotemia.
MENTALE: difficoltà nella coordinazione dei pensieri
EMOZIONALE: sensazione di limitatezza
SEGNO ZODIACALE. Sagittario?
SIMBOLOGIA PLANETARIA: Giove – Venere
CLASSIFICAZIONE ENERGETICA: Sulphur
ELEMENTO: Fuoco – Aria
MODO D’USO: da 21 a 33 gocce 15 minuti dopo i pasti. Per un’azione più profonda (di tipo
energetico),la dose è da 12 gocce a 3 gocce 1 o più volte al dì per via sublinguale.
ASSOCIAZIONI PIU’ FREQUENTI: ; Rugiada ELICRISO
per allergie; Trittico vegetale MIRABOLANO terapia di terreno.
ETIMOLOGIA del nome Cynara, è incerta e solo consultando antichi testi, si può arrivare ad una spiegazione plausibile; tale pianta, sarebbe stata presa per la radice della china (non la china cinese), specie vegetale che il grande Plinio, ci dice essere assai ricercata in Egitto, suo luogo d’origine. Non dobbiamo scordarci che il carciofo di quei tempi, non era quello che noi mangiamo con gusto, ma era la specie selvatica, piccola, dura e assai spinosa, i cui fiorellini azzurri servivano, sino quasi ai nostri tempi, a fare cagliare il latte, per trarne il formaggio. Questa proprietà coagulante, per similitudine, divenne la cura principale per i disturbi del fegato, organo che per gli antichi, traeva dal sangue il coraggio e la virtù guerriera, coagulandolo,concentrandolo nel cuore, che lo pompava in tutti gli arti (la stessa credenza, la troviamo tra i pellirosse americani). E’ l’amaro (voce indoeuropea “maruh” = dolce; con la “a” privativa davanti, diviene “a-maruh” = non dolce, cioè agro; da cui il latino “amarus”) come il fiele che la funzione epatica stimola e ripristina e di questo principio, il Cynara, n’è assai ricco.
Il carciofo deriva dalla pianta araba denominata Kershouff (Kharsuf) e coltivata già nel IV secolo avanti Cristo e che grazie all’abilità dei giardinieri italiani del XV secolo si diffuse poi in tutta Europa. Comunque questa pianta era mangiata anche dagli Egizi che la coltivavano già ai tempi di Teofrasto, il quale lo asserisce nella sua storia delle piante, quindi non è così categorica la sua origine. Si presume che l’etimologia della parola “Cynara” derivi da fatto che s’instaurò la
consuetudine di concimare questa pianta con la cenere.
Da tutto ciò si può pertanto sostenere che non è priva di fondamento la convinzione che vede i liquori a base di carciofo accomunati a salutari effetti digestivi.
Secondo la mitologia greca, il Dio Apollo si invaghì di una giovane chiamata Cynara, che però lo respinse. Il Dio trasformò quindi la giovane in un carciofo, a sottolineare il temperamento spinoso ed inaccessibile.

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Biancospino

OROVITA CRATAEGUS biancospino
TONICO CARDIACO
FAMIGLIA: Rosaceae
COMPOSIZIONE: Acqua 90%, Biancospino (Crataegus Oxiacantha L.) fiori e foglie 10%
COMPONENTI PRINCIPALI: pigmenti flavonici, ammine, derivati terpenici, istamina, tannino,
vitamina C
OLIGOELEMENTI: Mn 0,92 mg/L Mg 67 mg/L Co 0,03 mg/L K 580 mg/L
PROPRIETA’: tonico cardiaco, ipotensore (per vaso dilatazione), antispasmodico, leggero ipnotico,sedativo, ristabilisce l’equilibrio fra la pressione sanguigna e l’energia delle pulsazioni cardiache.
Contrasta il colesterolo sierico e l’enzima di conversione dell’angiotensina. Fortifica le pareti arteriose, prevenendo l’aterosclerosi, rilassa la muscolatura interna della arterie stesse.
INDICAZIONI: palpitazioni, dolori cardiaci, angina pectoris, spasmi vascolari, tachicardia,aritmie, vampe congestive, ipertensione arteriosa, arteriosclerosi.
MENTALE: insicurezza psichica, indecisione, non saper scegliere tra 2 strade
EMOZIONALE: paura dell’abbandono, confondere l’amore Universale con l’amore egoistico
SEGNO ZODIACALE: Capricorno?
SIMBOLOGIA PLANETARIA : Marte
CLASSIFICAZIONE ENERGETICA: Sulphur
ELEMENTO: Fuoco
MODO D’USO: da 21 a 33 gocce 3-4 volte al giorno, meglio ore 6, 12, 18 e 24. Per un’azione più profonda (di tipo energetico), la dose è da 12 gocce a 3 gocce 1 o più volte al dì per via
sublinguale.
ASSOCIAZIONI PIU’ FREQUENTI: Orovita OLEA in caso di ipertensione; Orovita SOLIDAGO come diuretico; AGNI come drenante; HYDROMIELE come tonico ricostituente.
ETIMOLOGIA Il Crataegus o Crataegon, oppure Crategone, ha avuto questo nome per l’uso che avevano i latini, agli albori di Roma, di chiamare l’organo cardiaco: il Cratere del Cuore. Il sangueesce da esso, come un getto di lava rossa, per spandersi in tutto l’organismo; ma il cratere eraanche il recipiente ove si mischiavano il vino e l’acqua, che noi potremmo configurare con ilflusso arterioso e venoso. Tutto questo, indica chiaramente la funzione principale di questa pianta, che è rivolta al sistema cardiocircolatorio ed ai sui problemi
Etimologia del nome latino KRATAIGOS, che significa forza e robustezza.
Il nome volgare BIANCOSPINO, deriva dal fatto che questo arbusto possiede rami spinosi che in primavera si ricoprono di fiori bianchi profumati.
Era riconosciuto fin dall’antichità come rimedio per regolare il ritmo del muscolo cardiaco, esercitando un’azione sedativa in caso di ipertensione o come semplice calmante.
La sua leggenda più bella riguarda Giuseppe di Arimatea, che dopo la morte di Cristo ne avrebbe raccolto il sangue in un calice divenuto poi il Sacro Graal. Arricchitosi con il commercio dello stagno e sbarcato in Inghilterra dal suo bastone piantato in terra per la stanchezza, fiorì miracolosamente un biancospino.   La Chiesa Cattolica lo considerava un efficace simbolo della vergine dei sette dolori, perché i fiori bianchi alludevano alla verginità, gli stami rossi al sangue di Cristo e le spine ovviamente alla passione.
Legato alla dea minore “Maia”, festeggiata nel mese di Maggio, è considerata la pianta del segno dei gemelli simbolo di innocenza e giovinezza.
L’alchimista Angelini ci riporta la leggenda bretone secondo cui la volontà è nascosta nel Biancospino, poiché in esso dorme il Mago Merlino trasformato in questa pianta da Viviana, dopo  che ella gli ebbe carpito tutti i suoi segreti. In base a questa tradizione si può desumere l’azione delBiancospino che, attraverso la sua azione sul sistema nervoso e sul cervello, può portare ad uno stato di quiete interiore ove i segreti del Mago possono svelarsi.
Del resto, Marte è la funzionalità che governa la Volontà: il Biancospino, associato a questo pianeta, porta in potenza questa funzionalità.
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CRAB APPLE PUREZZA

CRAB APPLEPUREZZA

mela selvatica

e’ il rimedio che riporta al senso delle proporzioni. E’ per coloro che si sentono sporchifisicamente e mentalmente, è il rimedio della depurazione di se stessi, per quando ci si sentesporchi dentro ,e si ha il desiderio di sbarazzarsi dello sporco. E’per chi ha vergogna delproprio sporco fisico e mentale. Ha un dialogo interiore incessante che si fissa su di unparticolare, poi su di un altro, non riesce a fare silenzio. le capacità sono espresse in mododistorto,a differenza di Agrimony dove le capacità sono inespresse. utile agli psicoticí li aiutaad adeguarsi alla realtà, ad avere più autostima. Utile per chi aggrava la situazione. Utile neicasi dì acne, problemi sessuali, (aids), nelle allergie neuro-endocrine come drenante. E’ utilenei digiuni, come ottimo drenante e depurativo. Ottimo nelle malattie degenerative (sclerosi aplacche), si ha l’espulsione psicologica, del problema dall’inconscio che affiora per essererisolto. Utile nelle psoriasi e nel blocco urinario. Utile nel bagno del terapeuta per l’alterazioneenergetica. Prendendo crab apple ,immaginare una doccia di luce, respirando luce bianca edespirando fumo nero.

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acqua DONAT ricca di magnesio

Acque naturali minerali

Provenienza e composizione delle acque minerali naturali

  • Le acque minerali naturali, tra cui anche l’acqua minerale naturale Donat Mg, sono acque sotterranee con specifiche proprietà fisiche e chimiche invariabili.
  • Le loro sorgenti sotterranee devono essere protette da qualsiasi tipo di inquinamento.
  • L’area in cui si trovano queste acque deve essere precisamente identificata. Si devono specificare le fasce di sicurezza e il livello di rischio nonché adeguate misure di controllo per eliminare questo rischio.
  • La sorgente alla superficie o il pozzo devono essere protetti da acque superficiali e da qualsiasi tipo di inquinamento.
  • Le proprietà delle acque minerali naturali dipendono dal contenuto dei minerali, elementi in tracce e altre sostanze, e possono avere determinati effetti nutrizionali e fisiologici.
  • Nelle profondità della terra l’acqua scioglie intensivamente le rocce grazie alle sue proprietà fisiche e chimiche nonché all’azione della pressione, temperatura, gas e altri fattori. La presenza dell’anidride carbonica aumenta drasticamente l’azione solvente dell’acqua. Così si formano soluzioni di acqua che si distinguono sia per la quantità sia per la varietà delle sostanze minerali disciolte.
  • L’eterogeneità delle sostanze minerali sciolte nelle acque minerali naturali dipende dall’ambiente sotterraneo in cui l’acqua scorre, dalla profondità del suo corso e dal tempo che l’acqua trascorre nei vani sotterranei.
  • Nelle acque minerali naturali si trova solo un quarto dei 92 elementi naturali.
    Cationi: Na+, K+, Mg2+, Ca2+.
    Anioni: Cl, HCO3, SO42-.
    Altri elementi: Sr2+, Fe2+, Mn2+, F, J, Br, SiO32- e numerosi altri elementi in tracce.
  • L’età delle acque minerali viene definita in base agli isotopi radioattivi dell’ossigeno, del deuterio, del trizio, del carbonio e del cloruro.
  • Si potrebbe dire che le acque minerali naturali siano la linfa del nostro pianeta.
  • In base al contenuto degli ioni predominanti si possono, adoperando un certo metodo, individuare diverse tipologie di acque.
  • Il tipo, ossia la caratteristica chimica, si stabilisce in base ad una percentuale superiore al 20 % della parte equivalente di cationi e anioni in un litro d’acqua.
  • Il tipo di acqua viene definito registrando in ordine decrescente per percentuali tutti i componenti che superano le 20 parti equivalenti, considerando prima i cationi e poi gli anioni.
    DONAT Mg è un’acqua minerale magnesiaca, sodica, bicarbonata, solfata e acidula.
  • Le aree delle acque minerali naturali, acque di sorgente e acque da tavola sono disciplinate dal Regolamento sulle acque minerali naturali, le acque di sorgente e le acque da tavola (Gazzetta ufficiale della RS, n. 50/2004).

Effetti